apr 172011
 

Il tema del cloud è molto sentito in questo momento e sono numerosi i pacchetti linux in grado di crearlo.
Per linux esistono almeno quattro differenti metodi per realizzarlo, analizziamoli per capirne meglio le differenze.

Eucalyptus
É il sistema di cloud piú conosciuto ed é usato da Ubuntu Enterprise Cloud e RedHat. La sua filosofia è quella di produrre una emulazione opensource di Amazon EC2. Nella sua implementazione, un host è dedicato a controllare il cluster e il cloud e su ogni nodo è necessario installare del software specifico perchè comunichino con il Cluster/Cloud Controller.

Punti di forza:

  • La miglior emulazione delle API di Amazon EC2, S3 ed EBS
  • Software già pachettizzato in RPMS, installazione facilitata in caso di piccoli setup
  • Amministrazione del cloud facilitata attraverso il plugin HybridFox per Firefox

Punti deboli:

  • Protocollo teoricamente scalabile, ma non nella pratica per come è stato implementato
  • La maggior parte del traffico e dell’I7O del disco passa per il Cloud Controller che quindi diventa un Single Point of Failure
  • Quando si riavvia il Cloud Controller, tutte le istanze vengono perdute
  • Non è flessibile sul tipo di VM che si possono creare
  • Per scalare è necessario aquistare la licenza
  • Per salvare lo stato di una VM è necessario agire manualmente
  • Nessuna possibilità di eseguire azioni schedulate

Nimbus
Nimbus è un sistema di cloud che deriva dal progetto “Globus Virtual Workspace” che pertanto include l’interfaccia WSRF per la gestione dei certificati di autenticazione. Nimbus si definisce un “Science Cloud” cioè un sistema di cloud destinato principalmente a scienziati e laboratori.

Punti di forza:

  • Gestione dei certificati di autenticazione
  • Gestione degli utenti e delle quote
  • Gestione delle VM reservation
  • Possibilità di gestire le VM attraverso processi schedulati con assegnazione di priorità per l’avvio
  • Comunità di sviluppo molto aperta a collaborazioni

Punti deboli:

  • Documentazione incompleta e spesso errata
  • E’ necessario aprire molti permessi al socket libvirt e sul file /etc/sudoers perchè funzioni

OpenNebula
Abbiamo già parlato diffusamente di OpenNebula su questo blog e, a mio avviso, è il miglior compromesso tra i sistemi di Cloud presi in esame. OpenNebula fa parte del progetto europeo “Resevoir” che è iniziato come un sistema di gestione dell’infrastruttura e successivamente ha implementato le API.

Punti di forza:

  • Miglior flessibilità nella creazione di VM
  • Comunità di sviluppo ampia e grande quantità di installazioni
  • Elevate performance e scalabilità, testate sul sistema di Cloud del CERN
  • Buon sistema di schedulazione
  • Installazione davvero semplice
  • Cloud con il minor numero di Single Point of Failure
  • Estremamente robusto, riesce a recuperare lo stato dopo un riavvio

Punti deboli:

  • Di defaut è abbastanza aperto
  • Compatibilità con le ReST API di Amazon limitata, SOAP API non ancora implementate (ma previste)

OpenStack

Anche Openstack è stato trattato diffusamente in questo blog: si tratta di un sistema molto promettente, tanto è vero che la stessa Ubuntu pensa di migrare da Eucalyptus ad Openstack nelle prossime release della sua distribuione. Il progetto è nato dalla fusione del sistema di cloud di RackSpace con il progetto Nebula di NASA

Punti di forza:

  • Numerose aziende di livello importante collaborano attivamente allo sviluppo del progetto: NASA e RackSpace sono i “fondatori”, a cui se ne sono aggiunti molti altri quali Cisco e Dell.
  • Sistema estremamente scalabile, povero di Single Point of Failure
  • Ampissima compatibilità con gli HyperVisor (KVM, Xenserver, VMWare, HyperV, OpenVZ e molti altri)

Punti deboli

  • Progetto ancora poco maturo, con poche installazioni funzionanti
  • Documentazione poco efficace in quanto il codice è in continuo mutamento
  • Richiede una gran quantità di hardware differenziando i sistemi per lo storage delle immagini (S3) e i sistemi per i dispositivi a blocchi (EBS)

 

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